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Mi dichi. Prontuario comico della lingua italiana by Paolo Villaggio

By Paolo Villaggio

Secondo voi kibbutz e unespressione usata dalle contadine di Alberobello quando sentono bussare alla porta del trullo? Venerea si cube di donna bellissima e diafana? Prostata di character sdraiata a terra, a faccia in giu, in atto di adorazione? Kandinsky e un dolce nazionale ungherese? E, passando al latino, souvenir mori significa il mio mento sembra quello di un negro? Brevi manu tenere le mani allaltezza delle ascelle? Deus ex machina perdio, che macchina!? Allora avete bisogno di questo Prontuario comico della lingua italiana, un saggio tanto divertente quanto impietoso, scritto da una delle piu grandi voci umoristiche della nostra storia. Villaggio ci fa ridere e riflettere sullitaliano scritto e quello parlato, l. a. neolingua degli SMS e dei computing device, i congiuntivi degli accademici e il linguaggio degli intellettuali di sinistra. Cosi linventore di Fantozzi torna a fustigare, esaltare, fotografare litaliano medio. Inteso, stavolta, come lingua.

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Mille piani: capitalismo e schizofrenia

Nel 1980, quando, in Francia, Gilles Deluze e Felix Guattari diedero alle stampe los angeles prima edizione di Mille piani, los angeles nuova dimensione del pensiero filosofico aperta dalle riflessioni dei due pensatori fu subito evidente, anche se fu necessario ancora del pace prima che los angeles densità e los angeles centralità dei temi affrontati da quest'opera venissero recepite in tutta los angeles loro importanza.

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L ’importante è riuscire a capixe come si produca questa prossimità tra i due «ex-» dell’ex-torsione e dell’ex-posizione, o questo eccesso bifido che divide in due lo stesso mondo. Per certi versi, il profitto e il godimento si comportano, spalla contro spalla, come le due facce dell’infinito: da un la­ to abbiamo l’infinito che Hegel chiama «cattivo», quello deU’interminabile crescita dell’accumulazione, che coincide col ciclo delTinvestimento, dello sfruttamento e del reinvestimento (lo si potrebbe definire pure il ciclo délia ricchezza infinita, avviato quando il mondo, che diventa allora precapitalista, non è piü un mondo in cui la ricchezza si accumu­ la per sfarzo, ma per la sua stessa riproduzione)16; mentre 1 dalTaltro abbiamo l’infinito attuale, quello grazie al quale un’esistenza finita accédé, come esistenza finita, all’infinito di un senso o di un valore che è il suo stesso senso o il suo stesso valore.

In realtà, nelle tre figure dell’interpretazione, dell’utopia e del mito resta sempre presupposta, a prescindere da ogni diffei renza, la possibilité di un’adeguazione délia verità a una for­ ma, o la possibilité di una manifestazione del senso compiuto. Mentre si tratta invece di cogliere l’intervallo del senso | per se stesso: questo intervallo, infatti, costituisce il senso, 0 è la verità del senso - di un senso che risulta sempre in ec­ cesso o in difetto sulla sua opéra. j 1 In eccesso o in difetto sulla sua opéra non significa certo ; dispensato da ogni lavoro: significa che il senso lavora, ma senza subordinarsi mai a un principio, a un fine, a un padrone (senza rincorrere dunque il dominio, l’utilité, l’appropriazione).

A me, invece, sembra necessario interrogarsi sul sen­ so del senso, ivi compreso sul senso (del) comune - e forse soprattutto su questo. ). Occorre dunque riflettere accuratamente sulle opere nelle qua1 li il senso si créa, anche se questa creazione déborda poi ampiamente lo spazio chiuso delle singole opere. Ed occorre riflettere, di conseguenza, sul modo in cui que­ ste opere comunicano il senso - un senso che non è mai il «loro» senso. Urbi et orbi 41 finalità, e che percio resta esposto, senza fine.

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